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Immagine di Daniel Thürler

Il mio approccio femminista e militante:
uno spazio di accompagnamento responsabile a Parigi 13

Intraprendere una terapia è un processo profondamente personale, ma la sofferenza non è mai isolata dalla società in cui viviamo. Come psicoterapeuta, offro un supporto psicologico e corporeo che rifiuta l'illusione di neutralità. Il mio studio nel XIII arrondissement di Parigi è uno spazio di cura ibrido, impegnato e politicamente radicato. Sono una terapeuta intersezionale, femminista, queer e antirazzista. Il mio obiettivo è fornirti un quadro di riferimento che consideri non solo le tue emozioni e il tuo corpo, ma anche l'impatto delle oppressioni sistemiche che subisci.

Cos'è la "terapia situata"? (Il personale è politico)

La psicologia tradizionale tende spesso a isolare l'individuo, ricercando la fonte del problema esclusivamente in se stess*. La terapia femminista, al contrario, è un approccio che politicizza l'intimità e la salute mentale.

Scegliere una terapia situata significa scegliere un quadro terapeutico che riconosca che le difficoltà individuali spesso derivano da strutture sociali (come patriarcato, sessismo, classismo o disuguaglianza) piuttosto che essere semplicemente fallimenti personali. Da terapeuta situata, sono consapevole di queste forme di discriminazione e mi impegno attivamente per garantire uno spazio in cui evitiamo di riprodurre queste oppressioni sistemiche (razzismo, abilismo, omofobia, transfobia) durante le nostre sedute.

Depatologizzare la sofferenza: le tue reazioni sono legittime.

Troppo spesso, le persone appartenenti a minoranze o vittime di violenza vengono etichettate o ricevono diagnosi mediche stigmatizzanti. Il mio approccio, ispirato allo psicotrauma, si basa su un principio fondamentale: la depatologizzazione.

Invece di chiederti "Qual è il tuo problema?", esploreremo insieme "cosa ti è successo e l'ambiente in cui ti sei sviluppato". Da questa prospettiva, sintomi come ansia, depressione o dissociazione non sono visti come disfunzioni interne da correggere. Sono riconosciuti e convalidati come risposte sensate e razionali e strategie di coping che il tuo sistema nervoso ha sviluppato per sopravvivere in un ambiente ostile, ingiusto o opprimente.

Il mio impegno per un "Safe Space" veramente inclusivo

Il termine "safe space" è utilizzato di frequente, ma richiede azioni concrete per esistere realmente all'interno dello spazio terapeutico. Nella mia pratica (di persona a Parigi o tramite videoconferenza), questo spazio sicuro è strutturato attorno a tre pilastri pratici:

 

1. Liberarti dalla pedagogia

Come membro della comunità LGBTQIA+, neurodivergente o razzializzata, spesso passi il tuo tempo a dover spiegare o giustificare la tua identità al mondo esterno. In questo caso, il peso mentale dell'istruzione non ricade su di te. Non devi giustificare la tua identità di genere, il tuo orientamento sessuale o il tuo modo di funzionare per essere compres*. È la terapia ad adattarsi a te, non il contrario.

 

2. Accettazione incondizionata delle testimonianze delle vittime

Quando mi trovo di fronte a violenza di genere e sessuale (GBV) o a violenza sistemica, la mia posizione è chiara: la tua parola è accolta, creduta e convalidata senza giudizio o domande. Non c'è spazio per colpevolizzare la vittima nel mio studio.

 

3. Una relazione terapeutica egualitaria e orizzontale

La terapia tradizionale si basa spesso su una dinamica in cui l'"espert*" (il o la terapeuta) detiene potere sul "paziente". La terapia femminista rompe questa dinamica per offrire una relazione collaborativa, orizzontale e non gerarchica. Sono un'esperta negli strumenti (TCC, ACT, Trauma-Informed Yoga), ma sei tu l'espert* assoluto della tua vita e dei tuoi sentimenti. Lavoriamo in team per ripristinare il tuo potere e la tua sicurezza interiore.

Alcuni spunti di lettura sullo Yoga:

 

  • Yoga inclusivo: una pratica compassionevole per tutti i corpi e tutte le menti

  • Yoga per aumentare la tua sicurezza!

 

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